Casella di testo: L’urlo della zanzara  L‘ amico è la persona davanti alla quale posso pensare ad alta voce

Periodico scuola media “B.Guidobono”(Savona)

Anno 3 n°10
dicembre 2004

Casella di testo: Un giornalino per crescere

E’ bello poter nuovamente rivederci con tanti amici dellaredazione ed elaborare il nostro “L’urlo della zanzara” Chiediamo l’aiuto di tutti,alunni ed insegnanti, per scrivere articoli che possono interessare il lettore.Il nostro obiettivo non è quello di voler primeggiare a tutti i costi (anche se lo scorso anno scolastico siamo stati premiati più volte)ma semplicemente trovare un momento per socializzare ed imparare a diventare”piccoli giornalisti”.L’insegnante coordinatore ci ha fatto capire che questi fogli sono importanti ed il pensiero che li attraversa deve essere “farina del nostro sacco”.Un dialogo scritto con gli adulti e gli altri giovani può rappresentare motivo di uno scambio reciproco che ci aiuterà senz’altro a crescere.

La Redazione

Casella di testo: IL NATALE DI UN TEMPO                                                       Nonno Pilade racconta    Oggi a scuola, senza alcun preavviso insieme a un nostro prof. è venuto a trovarci un anziano signore: nonno Pilade. Sembrava avere solo sessant'anni, indossava una tuta da ginnastica; e non vi dico la mia sorpresa quando ci ha detto che ne aveva settantaquattro! Nonno Pilade è venuto a parlarci del Natale del suo tempo; si immedesimava molto mentre ci spiegava come si viveva allora questa festività. Iniziò con il raccontarci che un tempo non si usava avere grossi panettoni, ma era normale averne uno soltanto e piccino; dolci avevano poco zucchero ed erano anch’essi piccoli...mentre adesso nei supermercati a Natale è pieno di dolci e panettoni di ogni forma, colore e gusto. Ci ha raccontato che per Natale usava preparare i ravioli in casa; sulle acciughe veniva sparsa sopra la carnabuggia (l'origano)per renderle più gustose, insieme si mangiavano i funghi. Inoltre i contadini sotto il ciuenda o toppia (pergolato), alcuni mesi prima di Natale mettevano l'uva Barbarossa, uva che cresce molto grossa, per farla seccare e poi mangiarla a Natale, e le vegette{castagne} venivano seccate con il seccou, a questo punto, nonno Pilade, si è interrotto per scrivere alla lavagna alcuni termini in dialetto. Riprese sempre a dalle “Vegette” dicendo :”Poi messe in un sacco di iuta e pestate per toglierne  la buccia e fatte bollire venivano mangiate alla vigilia di Natate si fermò ancora un istante, guardò una mia compagna e le chiese perché non  scriveva,ella rispose Ma...io ascolto. Era veramente impossibile non ascoltare ciò che nonno Pilade ci raccontava. Per il Natale a quel tempo nelle case non si usava l’albero di Natale quanto il presepe, che veniva fatto con il marsapan,(muschio) ci spiegò,e inoltre  riguardo ai regali, si usava soprattutto regalare arance e mandarini invece che giocattoli.Ed eccomi a pensare al Natale dei nostri giorni con luci,tantissimi regali,cibo a volontà...e penso:”un tempo senza molte cose non era forse più facile pensare al vero significato del Natale?”   Grazie a nonno Pilade!                                                                    Pietro Dalmazzo

Oggi a scuola, senza alcun preavviso insieme a un nostro prof. è venuto a trovarci un anziano signore: nonno Pilade. Sembrava avere solo sessant'anni, indossava una tuta da ginnastica; e non vi dico la mia sorpresa quando ci ha detto che ne aveva settantaquattro! Nonno Pilade è venuto a parlarci del Natale del suo tempo; si immedesimava molto mentre ci spiegava come si viveva allora questa festività. Iniziò con il raccontarci che un tempo non si usava avere grossi panettoni, ma era normale averne uno soltanto e piccino; dolci avevano poco zucchero ed erano anch’essi piccoli...mentre adesso nei supermercati a Natale è pieno di dolci e panettoni di ogni forma, colore e gusto. Ci ha raccontato che per Natale usava preparare i ravioli in casa; sulle acciughe veniva sparsa sopra la "carnabuggia (l'origano)per renderle più gustose, insieme si mangiavano i funghi. Inoltre i contadini sotto il "ciuenda o toppia" (pergolato), alcuni mesi prima di Natale mettevano l'uva Barbarossa, uva che cresce molto grossa, per farla seccare e poi mangiarla a Natale, e" le vegette"{castagne} venivano seccate con il" seccou, a questo punto, nonno Pilade, si è interrotto per scrivere alla lavagna alcuni termini in dialetto. Riprese sempre a dalle “Vegette” dicendo :”Poi messe in un sacco di iuta e pestate per togliernela buccia e fatte bollire venivano mangiate alla vigilia di Natate" si fermò ancora un istante, guardò una mia compagna e le chiese perché non

scriveva,ella rispose "Ma...io ascolto. Era veramente impossibile non ascoltare ciò che nonno Pilade ci raccontava. Per il Natale a quel tempo nelle case non si usava l’albero di Natale quanto il presepe, che veniva fatto con il "marsapan",(muschio) ci spiegò,e inoltreriguardo ai regali, si usava soprattutto regalare arance e mandarini invece che giocattoli.Ed eccomi a pensare al Natale dei nostri giorni con luci,tantissimi regali,cibo a volontà...e penso:”un tempo senza molte cose non era forse più facile pensare al vero significato del Natale?”

Grazie a nonno Pilade

Pietro Dalmazzo